I problemi semplici possono essere risolti da una persona competente. I problemi complessi no. Quando il sistema da progettare non è mai esistito prima, quando le sue componenti interagiscono in modi difficili da prevedere e quando un errore può avere conseguenze gravi, la competenza individuale non basta più. Diventa necessario un metodo che permetta a più persone di confrontare criticamente le proprie ipotesi.

Molti considerano l'obiezione come un ostacolo. Chi obietta rallenta, complica, mette in discussione. Eppure, gran parte dei progressi della conoscenza umana sono nati proprio dalla capacità di sollevare obiezioni pertinenti. In molti casi non è la risposta a far avanzare la comprensione, ma la domanda che costringe a rivedere una risposta.

Se non ci fossero stati i Greci, probabilmente avremmo ancora la coda. La battuta è esagerata, ma contiene un'intuizione corretta. Il contributo più importante della cultura greca non è stato tanto fornire risposte, quanto inventare procedure per discutere le risposte. Da allora la storia della conoscenza può essere letta come la storia dei metodi che permettono di mettere alla prova le nostre idee.

Fra questi metodi, uno dei più importanti è il dialogo. Le prime idee che ci vengono in mente raramente sono le migliori. Quando vengono sottoposte alle domande, alle critiche e alle obiezioni di altri interlocutori, possono essere corrette, precisate o abbandonate. Il dialogo non produce soltanto accordo: produce selezione.

Platone comprese l'importanza di questo processo e lo trasformò in uno strumento sistematico di ricerca. I suoi dialoghi non forniscono dimostrazioni formali nel senso moderno del termine. Mostrano però come una tesi possa essere esaminata, attaccata e riformulata attraverso il confronto.

Il dialogo era però soltanto il primo passo. Mancavano ancora strumenti formali per distinguere i ragionamenti validi da quelli errati.

Si dovettero attendere decenni perché Aristotele formulasse la logica. Passarono decenni prima che Euclide definisse postulati, teoremi, dimostrazioni, corollari, e oltre un secolo perché Archimede formulasse e applicasse con successo il suo metodo.

Dire vero acquistò allora un significato più rigoroso, anche se, soltanto negli ultimi secoli, i fisici ne hanno spiegato bene le implicazioni profonde.

Intanto gli errori, i ragionamenti sbagliati, i paralogismi, sono sempre in agguato. Ogni tanto ci cascano le persone normali come gli scienziati.

Platone aveva intuito che dialogare in gruppo è vantaggioso.

Lo facevano anche i talmudisti ebrei a Gerusalemme e a Babilonia per affrontare problemi complessi di morale, di responsabilità e di diritto. Il Talmud riferisce gli interventi fatti in questi gruppi di lavoro. Dopo l'affermazione di un principio o di una dottrina, l'insegnamento dice: "Si solleva un'obiezione."

L'obiezione viene esposta, e poi discussa e controbattuta. Alla fine, si sollevano altre obiezioni, talora per decine di pagine.

Questa tecnica iterativa è stata adottata anche da Tommaso d'Aquino nella Summa Theologica. La struttura è la stessa: "Sed contra est:.." – "Respondeo".

Ma la stessa procedura si usa anche nelle discussioni fra esperti durante tutte le fasi di progetto di un grande sistema tecnologico. I sistemisti si occupano infatti di sistemi complessi mai visti né progettati prima per i quali non esistono manuali che possano fornire soluzioni in anticipo. Spesso gli stessi esperti possono solo rifarsi a casi precedenti analoghi a quelli che stanno affrontando. Dunque, devono ricorrere all’immaginazione. Devono confrontare gli uni con gli altri i modelli del mondo – e del sistema futuro – che hanno in testa. La procedura di progetto non può essere deterministica.

Proprio come nelle discussioni fra talmudisti, è meglio non dare fiducia cieca all'autorità di sommi esperti di chiara fama. I talmudisti dicono che abbiamo bisogno di un maestro a cui insegnare e di un allievo da cui imparare. Spesso la freschezza di mente del novizio gli permette di essere più acuto del maestro.

In modo analogo, nell’ingegneria dei sistemi bisogna farsi venire in mente tutti gli elementi necessari. Se vengono ignorate in sede di progetto le situazioni improbabili, queste si verificheranno comunque causando, potenzialmente il blocco totale del sistema. Per prevederle, non c'è altro modo che discuterne prima sollevando obiezioni.

Non sarebbe mai venuto in mente il parallelo col Talmud quando l'ingegneria si occupava di cose semplici. Ma ora non ci si occupa solo di singole macchine o edifici, ma di sistemi complessi quanto il mondo in cui devono funzionare. E il Talmud studiava, appunto, il mondo (che è complesso) e non i dettagli.

Scrive E. Levinas (nelle sue Quattro letture talmudiche):

"Discutendo sul diritto di consumare un uovo deposto in giorno festivo o sull’indennità dovuta per i danni prodotti da un bue spesso violento (muad), i savi del Talmud non discutono né di uova, né di buoi, ma mettono in questione idee fondamentali".

In altre parole, si occupano di metodo. Si può progettare la complessità solo con gruppi di lavoro che usino metodi adeguati.

Nessuno possiede la verità in anticipo. Nei problemi complessi possiamo solo avvicinarci ad essa confrontando criticamente modelli mentali diversi e sottoponendoli a continue obiezioni.