L'ignoranza viene normalmente descritta come assenza di conoscenza. Da questa idea discende una convinzione quasi ovvia: chi sa molto comprende più di chi sa poco.

Da questo discende una parte importante dell'organizzazione della società moderna. Studiamo per ridurre l'ignoranza, formiamo specialisti per migliorare le decisioni, premiamo la competenza perché la consideriamo una protezione contro l'errore.

Spesso è così. Nessuno vuole essere operato da un chirurgo inesperto o affidare un ponte a un ingegnere che faticava agli esami. Esiste però una forma di errore che esula dalla competenza e che per questo è difficile da riconoscere: nasce quando una persona accumula conoscenze senza interrogare il quadro che attribuisce significato a quelle conoscenze.

Ogni sapere funziona infatti all'interno di una struttura di rilevanza. Alcune domande vengono considerate importanti, altre marginali. Alcuni dati vengono ignorati. Alcune variabili restano fuori. E così via.

Questa selezione costituisce la condizione che rende possibile conoscere qualcosa. Nessuna disciplina, e nessuna mente, può lavorare su tutta la realtà contemporaneamente.

Ogni sistema cognitivo, umano o artificiale, non elabora il mondo: seleziona una piccola parte del mondo rendendola trattabile. La vera intelligenza consiste allora nel riuscire a vedere anche ciò che il proprio processo di selezione ha escluso.

Un manager può discutere per mesi su come aumentare del cinque per cento la quota di mercato di un prodotto. Può raccogliere dati, costruire modelli sofisticati, segmentare i clienti, analizzare i concorrenti così via. Mentre magari la domanda giusta sarebbe stata chiedersi se quel mercato sarebbe ancora esistito l’anno successivo e in che forma. O se esiste già condizione tecnologica che può rendere irrilevante la categoria di prodotto. 

La competenza permette di rispondere con precisione a una domanda. La comprensione richiede di mettere in discussione la domanda stessa.

Lo stesso fenomeno compare nella ricerca scientifica. Un'intera comunità può dedicare anni a perfezionare strumenti teorici, metodologie e procedure sperimentali mentre nel frattempo il problema originario può aver perso centralità. Una disciplina può continuare a generare risultati raffinati attorno a una domanda sempre meno importante. La qualità del lavoro può crescere mentre la rilevanza del quadro complessivo diminuisce.

Questi esempi mostrano una caratteristica spesso trascurata della competenza. La conoscenza specialistica aumenta la capacità di muoversi all'interno di un sistema di riferimento. Non garantisce automaticamente la capacità di osservare quel sistema dall'esterno.

Per questo motivo il rischio maggiore consiste nel credere con ottime ragioni a qualcosa di epistemicamente povero.

Da questo punto di vista, una parte della competenza umana assomiglia sorprendentemente a ciò che vene spesso imputato all'intelligenza artificiale. Un modello di AI opera all'interno di una struttura che non ha costruito. Utilizza dati, categorie e obiettivi definiti altrove. Produce risultati ben fatti ma mostra una notevole difficoltà quando il problema richiede di interrogare il quadro che rende possibile il suo stesso funzionamento.

Molti professionisti lavorano in modo analogo visto che operano all'interno di categorie che non hanno scelto, indagato o compreso. Utilizzano criteri di rilevanza che hanno ereditato. Perfezionano strumenti che presuppongono determinate definizioni del problema. La qualità del loro lavoro può essere alta. La dipendenza da questo schema invisibile può essere altrettanto elevata.

Esiste una conoscenza dei contenuti ed esiste una conoscenza delle condizioni che rendono quei contenuti significativi.

La prima permette di risolvere problemi. La seconda permette di capire quali problemi meritino di essere risolti. La prima produce efficientismo (che è la forma peggiorativa dell’efficienza). La seconda produce giudizio.

Le organizzazioni, le università e le professioni investono enormi risorse nella prima. Molto meno frequentemente coltivano la seconda.

Eppure è proprio nella seconda che si manifesta una delle forme più sofisticate di intelligenza. La capacità di vedere la scatola dall’interno, di chiedersi se il quadro interpretativo attuale rappresenta una possibilità tra molte o è proprio l’unico. A volte ciò che appare naturale è spesso il risultato di una selezione dimenticata. 

Questo tipo di consapevolezza non elimina gli schemi. Nessuno può pensare senza schemi. Permette però di trattarli come strumenti e non come evidenze.

L'ignoranza tradizionale nasce dalla mancanza di conoscenza. Questa nuova forma di ignoranza nasce, pur in presenza di conoscenza, dalla mancanza delle condizioni e del perimetro della conoscenza stessa. 

Dunque, secondo la tesi di questo articolo, la nuova ignoranza consiste nel non aver mai interrogato i criteri con cui selezioniamo ciò che, della realtà, consideriamo degno di essere conosciuto.