Per capire devi conoscere i fatti e le loro possibili conseguenze. La tua esperienza e le informazioni che hai avuto devono essere tali da palesarti i meccanismi del mondo, della natura e della società, le tendenze e le motivazioni degli altri. Ci devi ragionare sopra.

Gli errori, però, sono probabili. Diciamo e scriviamo giudizi e numeri sbagliati per ignoranza, per fiducia mal riposta, per mancanza di dati, per distrazione. Se presti attenzione, trovi ovunque errori tuoi e altrui. Per correggerli hai strumenti migliori che in passato: la tua stessa formazione, libri, archivi e strumenti della tecnologia dell’informazione e della comunicazione. Puoi formarti opinioni più serie, ma intanto il mondo diventa più complesso e arduo da capire.

Non puoi sapere tutto. Ti servono consigli. Per chiederli devi esprimerti chiaramente e non ci riesci quasi mai al primo tentativo.

John Kenneth Galbraith sosteneva nella prefazione al suo libro The New Industrial State (1967):

«I miei scritti cominciano ad apparire spontanei dopo la quarta o la quinta revisione».

Quando lessi questa frase la trovai irritante.

Mi dissi:

«Che bisogno c’è di tante revisioni? Se sai quel che vuoi scrivere, rifletti bene prima, così non hai bisogno di correggere.»

Avevo torto.

Dopo averlo capito, migliorai parecchio i miei messaggi: relazioni tecniche, articoli e libri. Non c’è dubbio che la revisione del testo migliori la qualità. Scrivendo si scoprono errori di formulazione, lacune e contraddizioni che prima erano invisibili. La scrittura non serve soltanto a comunicare pensieri già formati. Spesso serve a formarli.

La scrittura, tuttavia, non basta.

Dialogare è vitale. Serve a fare l’editing dei nostri pensieri. È meglio parlare con persone più colte e intelligenti. Gli scienziati consigliano di confrontarci almeno coi nostri pari. Le riviste professionali più accreditate sottopongono i lavori proposti per la pubblicazione alla revisione paritaria (peer review). Vengono pubblicati se arbitri esperti e anonimi li valutano positivamente o se vengono apportate le correzioni suggerite.

Per decenni ho discusso coi migliori interlocutori che trovavo. Ho studiato idee e discipline diverse. Ho imparato da libri, da mentori e da antichi allievi diventati miei maestri. Registravo le loro critiche ai miei manoscritti. Molte idee nascono in questi scambi. Altre vengono corrette, ridimensionate o abbandonate. Il dialogo svolge sulla mente una funzione analoga a quella che la revisione svolge sul testo.

Le parole sono buoni strumenti. Formano frasi, che sono gli elementi costruttivi delle lingue. Usiamo certe sequenze di parole per indicare cose complicate. Le singole parole della sequenza non ci aiutano a conoscere la struttura o il processo designato.

Siamo abituati a parlare di cose semplici. Sappiamo di che parla chi dice:

«Un chilo di zucchero di canna.»

oppure

«Una station wagon Ford Focus con cilindrata 1,6.»

Quindi siamo indotti a credere che parli di cosa nota chi dice:

«Il Prodotto Interno Lordo italiano nel 2008 è stato di 1,272 Teraeuro.»

Invece spesso non è così. Varie persone non sanno che cosa sia il PIL, né come si misuri. Non sanno che un Teraeuro consiste di mille miliardi di euro. Non sanno tante altre cose, eppure parlano di economia, tecnologia, morale e politica. Le loro frasi autorevoli sembrano avere un senso anche quando non lo hanno.

Le questioni complesse sono spesso opinabili, ma non ha senso entrare in polemica con chi è divorziato dalla realtà.

Per questo conviene frequentare le menti migliori che riusciamo a trovare. Alcune appartengono ai classici. Altre appartengono a contemporanei ancora vivi. È difficile capire quello che dicono le grandi menti contemporanee se non capiamo prima quello che dissero i classici. Tuttavia sarebbe un errore limitarsi ai nomi più famosi. Esistono molti autori meno celebrati che non hanno inventato cose meravigliose, ma sanno spiegare bene ciò che altri hanno scoperto o inventato.

Internet rende facile entrare in contatto con persone interessanti. In rete vieni a sapere dell’esistenza di individui che hanno capito cose importanti, hanno inventato, hanno visto connessioni e possibilità ancora non immaginate. Talvolta puoi perfino discutere direttamente con loro.

In rete, però, sono molti a parlare e diffondere messaggi. Alcuni valgono poco. Altri sarebbero interessanti se sapessero comunicare bene. Dunque ci servono criteri di giudizio per accettare i migliori e rifiutare i mediocri e i peggiori.

La qualità della nostra comprensione dipende dalla qualità dei criteri con cui selezioniamo idee, autori, argomenti e prove. La scrittura, il dialogo, lo studio dei classici, il confronto con i contemporanei e la continua revisione delle nostre convinzioni sono strumenti diversi che svolgono la stessa funzione: migliorare il giudizio.

Questo articolo è un estratto di Roberto Vacca, Dialoghi. Come ho editato parole e idee con Primo Levi et al, CSA editrice, 2024

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