«Hai visto quanto è cresciuto Giovannino? Se continua così, quando avrà vent'anni sarà alto almeno tre metri.»

L'assurdità di questa frase è evidente.

Eppure è molto simile al modo in cui vengono spesso costruite le previsioni sul futuro. Si osserva una tendenza reale, la si prolunga con il righello, le si assegna une velocità stratosferica e si assume, implicitamente, che tutto il resto rimanga immobile.

È un errore frequente nella demografia, nell'economia, nell'epidemiologia, nelle scienze ambientali e perfino nella politica. Non consiste nell'osservare una tendenza, ma nel dimenticare che il sistema osservato continuerà a cambiare.

Negli ultimi decenni la comunicazione sul cambiamento climatico ha offerto diversi esempi di questo meccanismo. Al Gore ha contribuito a diffondere immagini cinematografiche di città costiere destinate a scomparire sotto il mare. Greta Thunberg ha scelto metafore di grande efficacia comunicativa e di scarso valore predittivo, come «la nostra casa è in fiamme».

Messaggi di questo tipo hanno avuto il merito di richiamare l'attenzione su un problema reale, ma hanno spesso trasmesso anche l'idea di un processo lineare, inevitabile e privo di risposta.

La realtà è normalmente più complessa. Le coste evolvono per effetto dell'innalzamento del mare, ma anche delle correnti, del trasporto dei sedimenti, della subsidenza e degli interventi umani. In alcune aree arretrano, in altre avanzano. Le trasformazioni dipendono dall'interazione di molti fattori, non dall'azione indisturbata di uno soltanto.

Questo vale per gran parte dei sistemi complessi. Quando emerge una minaccia, cambiano i comportamenti, vengono investite risorse, si sviluppano nuove tecnologie, nascono norme e organizzazioni. La previsione lineare descrive un mondo senza risposta mentre la storia racconta quasi sempre un mondo che risponde.

Molte epidemie seguono proprio questo schema. Se una malattia fosse lasciata libera di diffondersi senza ostacoli, le conseguenze potrebbero essere enormi. Ma le persone osservano, studiano, isolano, sviluppano vaccini, farmaci e protocolli sanitari. L’esito cambia perché cambia il sistema. Il vaiolo non è scomparso per far dispetto alle previsioni, ma grazie alle contromisure che hanno modificato il corso degli eventi.

Lo stesso accadde con le grandi previsioni demografiche della fine degli anni Sessanta. Sembrava inevitabile che la crescita della popolazione avrebbe provocato carestie diffuse. Quelle proiezioni assumevano implicitamente che l'agricoltura sarebbe rimasta sostanzialmente invariata. Invece arrivarono nuove varietà vegetali, fertilizzanti, irrigazione, meccanizzazione e una produttività impensabile pochi anni prima. La popolazione continuò a crescere, ma la produzione alimentare aumentò ancora più rapidamente.

Ogni previsione importante modifica anche il comportamento di chi la ascolta e, in ogni caso, avviene in un contesto complesso in cerca di equilibrio. Se un ponte mostra segni di cedimento, si interviene prima del crollo. Se una materia prima diventa scarsa, aumentano gli investimenti nella ricerca di alternative. Se una malattia appare pericolosa, si mobilitano laboratori e sistemi sanitari. Le previsioni più credibili producono spesso le condizioni che possono impedirne la realizzazione.

Per questo è utile distinguere tra uno scenario e una previsione. Uno scenario descrive ciò che potrebbe accadere se determinate condizioni rimanessero invariate. Una previsione, invece, pretende di descrivere ciò che accadrà davvero. 

Peccato che a volte gli scenari vengano presentati come previsioni o vengano capiti come previsioni da chi non ha sufficienti sturmenti culturali. Nei sistemi complessi aver presente questa differenza è fondamentale, perché le condizioni raramente rimangono immutate.

Esiste anche una ragione psicologica. Le persone prestano più attenzione ai pericoli che alle rassicurazioni. Una scadenza assoluta, un conto alla rovescia o una previsione drammatica attirano inevitabilmente più attenzione di una descrizione prudente e ricca di incertezze. La comunicazione pubblica tende quindi a privilegiare i messaggi più semplici e più netti, mentre la realtà è quasi sempre più articolata.

Le previsioni lineari ricordano quanto sia difficile immaginare il futuro. Ma ricordano anche qualcosa di più importante: la capacità dei sistemi di adattarsi è parte integrante della storia.

Dimenticarla significa osservare soltanto la crescita di Giovannino, senza accorgersi che, prima o poi, smetterà di crescere.