Questo è un articolo a difesa del pensiero libero e dei valori cristiani.
Ammiravo molto Charlie Kirk. Oggi in alcuni stati USA è il Giorno del Ricordo a lui dedicato. In ogni caso oggi sarebbe stato il suo trentatreesimo compleanno.
Charlie Kirk mi piaceva quando era vivo, mi piaceva molto seguirlo e mi stava naturalmente simpatico. Forse non conosco nessuno in Italia che lo seguisse. Io ne parlavo soltanto con l’amico inglese che me lo aveva segnalato per primo. Per lo più lo ascoltavo e lo leggevo per i fatti miei.
Poi è stato ucciso, è stato definito estremista ed è diventato famoso anche fuori dagli Stati Uniti. Come spesso capita, ne ho sentito parlare da persone che non lo conoscevano, non lo avevano mai ascoltato e non avevano mai letto un suo scritto. Da persone che ne hanno parlato per sentito dire, per titolo di giornale e per fazione.
Non pretendo di spiegarlo a chi non lo conosceva e a chi non l'ha mai voluto approfondire o capire. Voglio dire solamente che mi è dispiaciuto profondamente che sia stato ucciso, che penso che il dialogo sia uno strumento meraviglioso di confronto e che lui abbia avuto il coraggio, la forza e l'intelligenza di portare il dialogo proprio in casa di chi la pensava diversamente da lui. Mi riferisco ai campus universitari americani, che, ancora più che in Italia, probabilmente, raccolgono l'élite intellettuale che, per posa o per sostanza, è all'avanguardia nell’accogliere i fenomeni di cambiamento sociale.
In Charlie Kirk, io vedevo un cristiano convinto che l’America e l’Occidente avessero molto da difendere e molto di cui essere orgogliosi. La libertà, la responsabilità e i diritti individuali e fondamentali: la famiglia, la fede, la civiltà e i valori. Le sue priorità erano chiare: difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, opposizione all’aborto, scetticismo nei confronti della necessità delle transizioni di genere, critica delle politiche di diversità, equità e inclusione intese come sostituto del merito, e contrasto all’immigrazione irregolare.
Non riesco proprio a considerare estremismo il considerare la famiglia un’istituzione da proteggere, chiedere il rispetto delle frontiere, difendere la vita prenatale o pretendere selezioni fondate sulle competenze. Sono posizioni politiche e morali sulle quali una società libera può discutere anche serenamente.
Le etichette che ha ricevuto, soprattutto post mortem, di estremista o di fascista, diventano scorciatoie che permettono di evitare ogni discussione, e di provare a screditare tutta una visione politica legittima e ampiamente condivisa (in USA a giudicare dalle elezioni si tratta di una posizione più o meno paritaria).
Anche la scelta repubblicana di Kirk diventa ovvia partendo dalle sue priorità. Per un conservatore cristiano che attribuisce alla vita prenatale, alla famiglia e alla sovranità nazionale un’importanza decisiva, il Partito repubblicano è l’unica collocazione coerente fra le due grandi alternative americane. Non occorre attribuire a un partito il monopolio della dignità umana per riconoscere questa distanza.
E chiarisco che per me, Democratici e Repubblicani sono entrambi partiti democratici e legittimi. Non conta niente la simpatia che si ha per il Presidente in carica o per lo sfidante non eletto. Contano i programmi elettorali, conta a chi vanno i finanziamenti, conta come si mettono in pratica i programmi.
Il programma democratico del 2024 sosteneva percorsi verso la cittadinanza per diverse categorie di immigrati senza status regolare, e per chi considera le regolarizzazioni un incentivo a nuove irregolarità, il dissenso rimane sostanziale.
Sull’aborto i Democratici proponevano di ripristinarne la protezione federale e abrogare l’emendamento Hyde, che limita il finanziamento federale degli aborti, con eccezioni per stupro, incesto e pericolo per la vita della donna. Planned Parenthood dichiarava nel rapporto 2023–2024: 792,2 milioni di dollari di rimborsi e contributi pubblici.
Ma il conflitto politico sul finanziamento di quell’organizzazione e sull’estensione dell’accesso all’aborto era reale. Per Kirk riguardava il valore della vita. E molti cristiani, in America e nel mondo, la pensano come lui.
Dall’Italia, poi, tendiamo a giudicare l’America attraverso la simpatia che proviamo per il suo presidente. Trump può non piacere. Ma lo stile misurato ed elegante di un predecessore non rende automaticamente migliori le sue decisioni. Obama, tra espulsioni e respingimenti, ha lasciato o rimandato fuori dall'America 5 milioni di persone. Tre volte e mezzo più di Trump. Nell’anno fiscale 2024, sotto Biden, l’ICE effettuò 271.484 rimpatri. Bastano a smentire l’idea che espellere sia una prerogativa repubblicana.
Guantánamo, nonostante l’impegno di Obama a chiuderlo, rimase aperto anche alla fine della presidenza Biden. È un fallimento da valutare insieme agli ostacoli posti dal Congresso, senza farlo sparire dietro la reputazione progressista di un presidente. Adesso con Trump è ancora aperto e ospita solo 15 detenuti. Come se Trump non lo volesse chiudere formalmente ma far scomparire. Perché finisca più che venga chiuso.
Con l’Iran, Obama scelse nel 2015 un accordo che scambiava limiti e controlli sul programma nucleare con un alleggerimento delle sanzioni. Il suo obiettivo dichiarato era impedire la bomba; la critica conservatrice riguardava anche il beneficio economico ottenuto da un regime repressivo. Si può ritenere quel compromesso sbagliato senza descrivere la diplomazia come adesione agli ayatollah ma certo è che questi hanno beneficiato di tempo e risorse per portare avanti il programma atomico quasi indisturbati. Ma si può anche contestarlo senza essere liquidati come nemici della pace, soprattutto se si pensa a quante informazioni non abbiamo per capire come mai sia stata presa una decisione invece che un’altra.
È dentro queste scelte che comprendo Charlie Kirk. La sua appartenenza repubblicana esprimeva valori cristiani che in larghissima parte sento miei.
Nonostante tutto, non me la sento e non mi interessa approvare ogni sua frase, ogni decisione di Trump o ogni comportamento del Partito repubblicano. Il mio è un punto di vista macro che spessissimo regge anche nei detrtagli.
Io lo ammiravo perché rendeva visibili convinzioni che condivido e le portava nel discorso pubblico.
A chi lo ha detestato non chiedo una conversione postuma. Chiedo di verificare se abbia giudicato l’uomo, le sue parole complete e le sue ragioni, oppure soltanto il personaggio costruito per renderlo immediatamente detestabile o la singola frase estratta da un contesto.
Io sono cristiano cattolico, antitotalitarista, antifascista, anticomunista e antinazista.
Se penso a Charlie Kirk, penso che era uno dei nostri, o che io ero uno dei suoi: difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna perché penso che abbia un senso e una funzione utile anche nella società, opposizione all’aborto perché credo nella vita fino dalla concezione e amo già nel feto l'uomo o la donna che saranno, grandissimo scetticismo verso le transizioni di genere, totale dissenso verso la maternità surrogata, critica delle politiche DEI quando lasciano dubbi su merito e competenze, sicurezza, legalità, contrasto all’immigrazione irregolare e alle sacche etniche antioccidentali non assimilate perché pericolose per la società e per i singoli.
Su questi punti, sono disposto a confrontarmi con chiunque e rivendico la legittimità di queste posizioni. Aperto come Kirk al contraddittorio e al dissenso. Non pretendo che ci sia l'unanimità sulle mie posizioni, o un consenso unanime su quelle, uguali, di Charlie Kirk, ma penso che non siano un pericolo per nessuna democrazia, che possano essere espresse, che si meritino di stare in un programma elettorale e che si meritino di essere valutate con il voto.
Credo piuttosto che, ad essere estremista, fascista e antidemocratica, sia la posizione che vuole che certi argomenti non possano essere detti, la posizione che nega, scredita e uccide il dissenso.