Ogni tanto mi diletto a pensare cosa potrei mai dire di significativo ad Elon Musk se mi capitasse mai di incontrarlo. Non è semplice. Musk può interrogare con facilità le migliori menti del mondo. Ha rivoluzionato razzi spaziali, automobili elettriche, intelligenza artificiale, satelliti, tunnel e interfacce cervello-computer oltre a un sacco di cose che non so neanche farmi venire in mente. Qualunque mia idea intelligente è probabile che lui l'abbia già scartata.

Ad ogni modo ci provo: Alla fine degli anni Ottanta Jay Winsten, della Harvard School of Public Health, lavorava sul problema degli incidenti causati dall’alcol. Prese l’idea del guidatore designato dai paesi scandinavi dove usava che nei gruppi si decidesse chi non avrebbe bevuto per la serata e avrebbe riportato a casa tutti gli altri.

Winsten intuì che per cambiare un comportamento collettivo non bastava spiegare che guidare ubriachi è pericoloso mentre sarebbe stato più efficace farlo apparire come una nuova normalità emulabile.

Lui e il suo gruppo si rivolsero a chi mostrava quotidianamente agli americani la normalità: sceneggiatori, produttori, televisioni e studios di Hollywood. Aderirono ABC, CBS e NBC e il Consiglio della Writers Guild of America West.

In quattro anni, più di 160 episodi di serie televisive inserirono il concetto di guidatore designato: Cheers, L.A. Law, The Cosby Show, Dallas e molti altri.

Lo fecero senza interrompere la storia, senza fare niente di speciale. Un personaggio diceva: «Stasera guido io», oppure: «Stasera tocca a te, io ho guidato ieri». E non beveva. Semplice.

Quella piccola frase dentro una storia normale, poteva avere più forza di una Pubblicità Progresso: "se lo fanno in TV vuol dire che si fa così."

Il comportamento diventò visibile, nominabile e imitabile. Il ragazzo che non beveva, poi, non era quello noioso, ma uno dei personaggi della storia. Harvard lavorò anche su come rappresentarlo: il guidatore designato doveva essere parte della festa e non essere escluso dal divertimento. Lo slogan della campagna infatti era: «The Designated Driver Is the Life of the Party».

Negli anni immediatamente successivi il concetto entrò stabilmente nella cultura americana. Tra il 1988 e il 1992 le morti stradali legate all’alcol diminuirono di circa il 25%. Forse eccessivo attribuire questo risultato soltanto alla campagna: nello stesso periodo intervennero norme più severe, controlli e altre iniziative. Ma il progetto certamente contribuì alla diffusione della nuova norma sociale. E l’esportazione delle serie americane portò il concetto fuori dagli USA.

Naturalmente, un ragazzo italiano oggi non dice «guido io» perché suo padre guardava Cheers nel 1990. Ma un comportamento che prima aveva bisogno di essere spiegato è diventato una categoria mentale disponibile. Ha un nome che tutti capiscono al volo e lo giudicano come un comportamento socialmente positivo.

E Musk? Mi sono detto che se ha in mente di popolare Marte forse è bene che pensi anche a quale tipo di persone sono necessarie per rendere realizzabile il progetto: quale intelligenza, quale cultura, orgoglio o coraggio ci vogliono.

E allora, una volta chiarite le idee, gli direi di cominciare con il costruire una Netflix: una vera piattaforma di cinema e serie televisive con grandi sceneggiatori, registi, attori, finanziamenti, studi di produzione e libertà creativa. Per fare film che chiunque vuole vedere perché sono di prima qualità: thriller, storie d’amore, fantascienza, commedie e serie per adolescenti. Mettendo, da produttore, un solo vincolo creativo: devono, in qualche punto della storia, senza esagerare, rendere desiderabile essere intelligenti, devono far vedere che le persone che pensano e capiscono hanno più successo di quelle che non lo sanno fare.

Fin dal liceo mi dava fastidio che il personaggio desiderabile fosse bello, sicuro di sé, sportivo e magari ricco, mentre quello intelligente e studioso fosse spesso socialmente inadeguato e tenuto al margine.

Lo so che era una caricatura fatta per semplificare una storia dalla trama semplice, un tipo ricorrente, come nelle commedie di Plauto: aveva il solo compito di far brillare il protagonista. Ma, a forza di ripeterle, le caricature diventano reali: creano un’attesa e influenzano il modo in cui trattiamo le persone vere che assomigliano allo sfigato delle serie sui licei americani.

Per la Netflix di Musk mi immagino inserti leggeri: la protagonista ha due ragazzi tra cui scegliere e sceglie con naturalezza quello che capisce ciò che l’altro non riesce a capire. Oppure: lui deve scegliere tra due ragazze altrettanto desiderabili e sceglie quella che gli fa vedere il mondo in un modo nuovo grazie a quello che sa o a come pensa profondamente.

Non è un paradosso che vuol proporre un modello controintuitivo: è una proposta più simile alla realtà di quanto si pensi guardando le serie. Può capitare che una donna si accompagni a un uomo solo perché desiderabile, ma è più probabile che a parità di attrattiva estetica preferisca quello con il cervello, con una cultura e con la capacità di capire i contesti.

Ci sono studiosi attraenti e interessanti, persone che leggono saggi e parlano con competenza senza essere professori precari, donne attraenti che trovano attraente un uomo perché pensa, e uomini desiderabili affascinati da una donna perché ne apprezzano l’intelligenza.

Non bisognerebbe fare dell’intelligenza il cardine delle serie, né ripeterlo allo sfinimento. La lezione del guidatore designato è proprio questa: una norma sociale potente può essere mostrata con naturalezza, senza troppa insistenza e comunque avere effetto.

E questa fin qui descritta è solo una delle spinte gentili che potrebbero uscire da uno studio che ha come fine la proposta delicata di modelli positivi.

La psicologia sociale conosce bene il meccanismo: la teoria dell’apprendimento sociale di Albert Bandura attribuisce un ruolo importante all’osservazione dei modelli. Da decenni esiste inoltre un campo di studi, chiamato entertainment-education, che analizza l’inserimento di comportamenti e norme nelle narrazioni pop. Studi sperimentali hanno mostrato che questo tipo di fiction può modificare conoscenze, atteggiamenti e anche comportamenti reali.

L'opposizione può essere, semmai: se possiamo usare una serie televisiva per rendere normale il guidatore designato, se questa è la potenza del mezzo di comunicazione di massa, possiamo usarla anche per rendere normale quasi qualunque altra cosa, anche negativa?

Sì. Proprio così. Infatti lo facciamo già e lo studiamo da quasi settant'anni. Ogni film contiene una teoria implicita di ciò che merita prestigio, di chi è desiderabile, di che cosa significa avere successo, di come si parla e di quali qualità fanno innamorare qualcuno.

Il cinema e la TV influenzano comunque la società anche quando nessuno ha deciso consapevolmente di trasmettere un messaggio.

E allora a Musk direi che tanto vale utilizzare questo effetto inevitabile per farci desiderare di diventare le persone più capaci e complete che possiamo diventare.