Quando si parla della Metamorfosi di Kafka, tutta l'attenzione si concentra su Gregor Samsa. Si analizza la sua trasformazione (Kafka aveva scritto Verwandlung e non Metamorphose) in insetto, si guardano il rapporto con la famiglia, il senso di colpa, l'alienazione e il lavoro, fino a chiedersi di quale condizione umana tutti gli eventi del racconto possano essere metafora.
L’altra protagonista
Eppure c'è un'altra protagonista incombente anche se apparentemente innocua: la stanza di Gregor.
Se si osserva attentamente il racconto, la stanza di Gregor non è semplicemente uno sfondo immobile su cui si proietta la storia, ma un elemento narrativo significante e vivo, un vero e proprio personaggio i cui cambiamenti innescano reazioni e trainano gli eventi determinando il significato stesso del proprio occupante.
All'inizio del racconto è una stanza da commesso viaggiatore. Kafka la descrive quasi burocraticamente, come se fosse parte dell’attrezzatura che compone l’essere umano standard in configurazione commesso. Ci sono il letto, il tavolo, i mobili e il campionario di stoffe. La presenza del campionario è particolarmente significativa perché porta il lavoro nello spazio della personalità. La stanza serve a preparare viaggi e organizzare le merci da mostrare attraverso cui mantenere la famiglia.
In questa fase lo spazio ha un'evidente struttura umana solida ed ovvia. I mobili definiscono percorsi, funzioni e abitudini e ogni oggetto presuppone un corpo umano che lo utilizza. Il tavolo implica scrittura. L'armadio implica abiti da indossare. Il letto implica il sonno di qualcuno. La stanza è il riflesso dell’idea di persona.
Una stanza umana è definita dalla funzione degli oggetti perché gli oggetti raccolgono l'intenzione dell'essere umano e vi si conformano. Rendono visibili i suoi scopi e conservano le immagini di chi la abita.
Infatti, finché quella stanza rimane così com’era, Gregor continua a essere inscritto dentro una struttura che lo definisce prima, e lo ricorda poi, come uomo.
La seconda trasformazione
Dopo la prima trasformazione di Gregor, poiché sia Gregor che la stanza di metamorfosi ne affronteranno più di una, è il turno della stanza che fin dal suo primo trasformarsi si trascina dietro una lunga sequenza di eventi.
All'inizio la famiglia continua a trattarla come una stanza umana. I mobili rimangono al loro posto. Le funzioni restano immutate anche se non messe in atto. Il tavolo implica ancora la scrittura. È come se lo spazio resistesse alla nuova realtà e continuasse a custodire la possibilità del ritorno.
La tensione emerge soltanto quando la madre e la sorella discutono se rimuovere pietosamente l'arredamento. Dal punto di vista pratico la decisione sembra semplice: Gregor si arrampica sulle pareti e sul soffitto e i mobili sono ostacoli. Liberare la stanza significa aumentare la sua mobilità. Ovvio.
Ma dal punto di vista simbolico si tratta di una decisione enorme perché togliere i mobili è la convalida della rinuncia all'ipotesi che Gregor possa tornare uomo. I mobili inutilizzati nella stanza costituiscono una riserva di identità che la madre vede più della sorella. Per questo si oppone: comprende intuitivamente che eliminare l'arredamento equivale ad accettare la trasformazione come definitiva.
La sorella invece vuole adattare la stanza alla nuova natura di Gregor. Ed è qui che la stanza cambia davvero natura. I mobili vengono rimossi, le superfici si svuotano, le pareti vuote acquistano importanza e lo spazio perde progressivamente le caratteristiche di una camera da letto per acquisire quelle di una gabbia.
Cambia anche il punto di vista. Nella stanza originaria l'attenzione era concentrata sui mobili mentre nella gabbia l'attenzione si concentra sulle pareti. Perché l'essere umano utilizza gli oggetti. Mentre l’insetto subisce il perimetro.
Una stanza umana è definita dalle funzioni che rende possibili. Una gabbia è definita dai limiti che impone. L'essere umano vive in uno spazio organizzato dagli scopi. L'animale e l’insetto vivono in uno spazio organizzato dai vincoli. La stanza rende definitivamente leggibile Gregor come insetto. Diventa sempre più difficile immaginarlo come altro da ciò di cui la stanza è diventata contenitore. Lo spazio ha cessato di essere costruito per una persona e si è specializzato per un insetto gigante. La nuova identità di Gregor viene confermata dall'ambiente che lo contiene.
Ma la trasformazione che ha portato una camera a diventare un recinto, una gabbia, non trova in questa gabbia il proprio punto di arresto.
Con il passare del tempo la famiglia smette progressivamente di considerare la stanza addirittura come uno spazio abitato e inizia a utilizzarla come deposito. Vi accumula oggetti inutilizzati, vecchi mobili, materiali di scarto e cose che possono essere definite senza altra collocazione.
La gabbia diventa magazzino
La famiglia non ha costruito il magazzino deliberatamente. Lo ha prodotto attraverso una serie di piccoli atti apparentemente pratici e ragionevoli. Ogni cosa senza altra collocazione che hanno appoggiato nella stanza di Gregor comunica che questo spazio non è importante, che è lo spazio delle cose non importanti.
La stanza non è più una camera. Non è più una gabbia. È diventata il luogo in cui finiscono le cose che non hanno collocazione nella casa e nel mondo. E Gregor viene trascinato nella stessa classificazione, ne viene definito.
All'inizio era il principale sostegno economico della famiglia. Poi è diventato un problema imbarazzante. Poi una presenza tollerata. Poi una presenza dimenticata, inesistente quasi come tutti gli oggetti impilati nei locali di sgombro.
Ciò che colpisce è che banalmente la famiglia non ha mai deciso esplicitamente di trasformare la stanza. Nessuno ha convocato una riunione per stabilire che Gregor debba vivere in un magazzino. È stata la somma delle piccole azioni ragionevoli a trasformare quella che era una stanza tutto sommato confortevole in una gabbia, poi in un deposito e infine nel paradossale posto in cui vanno le cose senza un posto.
Kafka mostra così una dinamica che caratterizza molte realtà umane. Gli spazi acquisiscono il significato delle pratiche che vi si svolgono. Una stanza non è tanto perfettamente definita da ciò che dichiariamo che sia, ma da ciò che facciamo al suo interno.
In questo senso la stanza di Gregor racconta una storia quasi indipendente dal suo occupante. All'inizio è uno spazio progettato per un lavoratore. Successivamente diventa uno spazio progettato per un animale. Infine uno spazio progettato per cose prive di valore. La traiettoria di Gregor segue la stessa sequenza. Prima uomo. Poi insetto. Poi oggetto.
Ma forse non è Gregor a trascinare la stanza lungo questa discesa, ma è piuttosto la stanza che, trasformandosi, rende ogni volta più difficile immaginare Gregor diversamente. Quando la famiglia svuota la stanza Gregor appare compiuto come insetto gigante. Quando la riempie di cianfrusaglie Gregor appare come un rifiuto.
Ogni trasformazione dell'ambiente rende più difficile immaginare un ritorno che in effetti non ci sarà mai. Ogni trasformazione dello spazio definisce e consolida un nuovo Gregor dal quale non si può tornare indietro. Lo spazio è la dimensione dell'irreversibilità.