Questo è il conformismo del nostro tempo: ci impone di considerare che l’Occidente è il male supremo, la civiltà più malvagia di tutte, e ce ne dobbiamo vergognare. Naturalmente, anche di tutto questo, perché è parte della cultura occidentale.

La mia casa è a New York da 25 anni, ho messo radici in America, ho perfino preso la cittadinanza. Ho anche vissuto 5 anni in Cina. Mentre ero in viaggio in Africa, in Tanzania, ho osservato un pastorello Masai che stava consultando il suo smartphone: un'invenzione occidentale. Un’invenzione di cui noi sappiamo tutte le malefatte e l’uso distorto, ma per quel pastorello Masai, in una landa sperduta con il suo gregge, quell’aggeggio in mano è un contatto con il mondo, un’ancora di salvezza dalla solitudine e uno strumento di apprendimento.

Se questa esperienza vi capita in compagnia di qualche turista occidentale, purtroppo vi capiterà di sentire commenti del tipo: "Ma che peccato, li stiamo rovinando, gli facciamo abbandonare uno stile di vita tradizionale...".

Questo è il tipico atteggiamento che io definisco snobismo imbecille, ignorante e supponente degli occidentali di oggi, che pensano che il progresso che abbiamo portato noi fa schifo. Le capanne tradizionali dei Masai vengono abbandonate perché sono fatte di sterco e paglia, prendono fuoco facilmente, e i focolai interni a legna causano tumori ai polmoni ed enfisemi. Quel turista occidentale ha nostalgia di un mondo dove si moriva alla nascita, senza vaccini né antibiotici.

Mezza umanità oggi non sarebbe neanche viva sulla Terra senza il nostro progresso con la "P" maiuscola. Negli anni '60 in classe facevamo le collette per i bambini indiani per non farli morire di fame. Oggi l'India è una superpotenza agroalimentare che esporta eccedenze. La svolta fu la cosiddetta Rivoluzione Verde degli anni '70, che applicò all'India le innovazioni agricole occidentali. La Cina sotto Mao ha avuto 30 milioni di morti per carestie. Poi Deng Xiaoping ha mandato i giovani a studiare in Occidente per apprendere la nostra scienza, tecnologia ed economia di mercato.
Io cerco di offrire una cura ricostituente e una dose di autostima perché inorridisco quando vedo che i giovani cinesi, indiani, russi o turchi vengono educati fin dalle scuole a essere orgogliosi della propria storia, mentre solo da noi nelle scuole e università è in atto un processo di autodemolizione. La storia dell'Occidente viene deformata in un romanzo criminale.

Nelle università americane si incolla subito all'Occidente l'etichetta dello schiavismo. Lo schiavismo è stato una macchia orrenda, ma non l'abbiamo inventato noi: esisteva già negli imperi africani, nell'antica Grecia, a Roma e tra gli Aztechi. I maggiori profittatori del commercio di schiavi furono gli arabi e i turchi ottomani. E i primi ad abolirlo siamo stati noi, a partire dall'Inghilterra nell'800. L'Arabia Saudita ha abolito lo schiavismo solo nel 1962!

In tutto questo dobbiamo essere fieri, in particolare come italiani, perché la storia del progresso passa per l'Umanesimo e il Rinascimento, che hanno preparato la Rivoluzione Scientifico-Industriale. Oggi ai giovani si insegna che la Rivoluzione Industriale è solo l'inizio dell'apocalisse ambientale, ma è stata in realtà un progresso magnifico che ha liberato l'umanità da una speranza di vita media di 30 anni e da una condizione di terrore costante della fame e delle malattie.

Perché la rivoluzione industriale è accaduta qui e non in Cina o in India (che nel 1600 erano ricchissime)? La risposta sta in una sola parola: borghesia. La figura del mercante-imprenditore acquista in Occidente una legittimità sociale e politica unica, trasformando la scienza in applicazioni pratiche.

Oltre al benessere materiale, l'Occidente ha dato al mondo un'idea di diritti e valori: la scuola e l'istruzione di massa, i diritti delle donne e delle minoranze, il valore del dissenso e dell'autocritica. Perfino regimi anti-occidentali come la Cina o l'Iran usano il termine "Repubblica", che è un concetto nato a Roma e sviluppato in Occidente.