Ogni decisione importante contiene una quota di incertezza. Cambiare lavoro, avviare un'impresa, trasferirsi in un'altra città, iniziare una relazione, scegliere un percorso di studi, o investire in un progetto, significa sempre confrontarsi con un futuro che non conosciamo.

Come facciamo a prendere continuamente decisioni di questo tipo? si può dire che stimiamo la probabilità di successo. Valutiamo rischi, opportunità, ostacoli e poi decidiamo se procedere oppure no. Questa immagine ha una sua logica, ma descrive solo in parte ciò che accade realmente nella mente.

Nella maggior parte delle situazioni non disponiamo delle informazioni necessarie per stimare una probabilità affidabile. Non sappiamo davvero quale sia la probabilità di costruire un'impresa di successo, di scrivere un libro importante, di cambiare carriera o di costruire una relazione duratura. Le variabili sono troppe, e molte di esse sono sconosciute o addirittura inconoscibili.

Nonostante questo, alcune possibilità ci sembrano realistiche e altre impossibili. Herbert Simon ha mostrato come gli esseri umani prendano decisioni in condizioni di razionalità limitata, cioè disponendo di informazioni incomplete e capacità cognitive finite. La percezione dell'incertezza sembra quindi dipendere da qualcosa di diverso dal semplice calcolo formale o spontaneo delle probabilità.

Una possibile interpretazione è che l'essere umano percepisca l'incertezza valutando la percorribilità dei percorsi mentali che collegano il presente a quel risultato.

Quando immaginiamo il futuro vediamo una sequenza di passaggi. Se voglio cambiare lavoro, immagino una ricerca, un contatto, una richiesta, un colloquio, poi una selezione e poi alla fine un nuovo contratto. Se penso di aprire un ristorante, immagino un locale, dei clienti, dei fornitori e un'inaugurazione. Se penso di scrivere un libro, immagino capitoli, revisioni, e molto altro prima della pubblicazione.

La mente costruisce continuamente percorsi.

Questo meccanismo è così naturale da risultare quasi invisibile. Quando riflettiamo su un obiettivo raramente ci rappresentiamo tutte le variabili coinvolte. Costruiamo invece una successione di tappe che collega il presente al futuro desiderato e la sensazione di fattibilità sembra dipendere soprattutto dalla qualità di questi percorsi.

La sensazione di probabilità potrebbe derivare, almeno in parte, dalla facilità con cui la mente riesce a costruire una sequenza plausibile di passaggi tra una situazione presente e una situazione futura. Quando riusciamo a immaginare una strada che conduce al risultato, la fiducia aumenta. Quando non riusciamo a costruire alcun percorso, aumenta l'incertezza.

Questo spiega perché alcune imprese apparentemente improbabili vengono comunque intraprese. Chi le affronta possiede una storia che collega il presente a un futuro possibile.

Amos Tversky e Daniel Kahneman hanno osservato qualcosa di simile attraverso la cosiddetta simulation heuristic. Gli eventi che riusciamo a immaginare facilmente tendono ad apparirci più plausibili. La facilità con cui costruiamo una simulazione mentale viene spesso interpretata come un segnale della probabilità di riuscita.

Gli esseri umani affrontano l'incertezza costruendo rappresentazioni compresse dei percorsi che collegano il presente a futuri possibili, invece di modellizzare l'intera complessità della situazione.

Possiamo ipotizzare che la mente utilizzi i percorsi perché questi rappresentano una soluzione economica a un problema di dimensioni maggiori. Il mondo è troppo complesso per essere elaborato nella sua interezza. Le informazioni disponibili sono quasi sempre superiori alla nostra capacità di processarle. La memoria di lavoro, come anche l'attenzione o il numero di variabili che possiamo mantenere contemporaneamente attive, sono limitate.

Per questo rappresentare un obiettivo come una catena di passaggi diventa una forma di rappresentazione compressa della complessità. Il racconto della storia e l'immaginazione dei passaggi sostituiscono l'impossibile alternativa di modellizzare l'intero sistema.