"Le organizzazioni crescono perché alcuni individui donano interpretazioni." La frase può apparire insolita. Siamo abituati a pensare che le organizzazioni crescano grazie al capitale, alla tecnologia, ai processi o alle competenze. Tutti elementi importanti. Eppure nessuno di essi è sufficiente a spiegare perché alcune organizzazioni sviluppino una capacità straordinaria di comprendere il proprio ambiente mentre altre, pur disponendo di risorse simili, rimangano intrappolate in letture datate della realtà. La differenza risiede spesso nella produzione e nella circolazione di significato.

Un'organizzazione è un sistema che produce continuamente interpretazioni del mondo. Interpreta clienti, concorrenti, tecnologie, opportunità, minacce e persino se stessa. Senza questa attività interpretativa non esiste coordinamento possibile. Le persone non agiscono sulla realtà oggettiva. Agiscono sulla realtà così come la comprendono e come l'hanno interpretata.

Da questo punto di vista, il vero motore della crescita organizzativa è l'interpretazione. Le informazioni sono abbondanti. Le interpretazioni utili sono rare.

Ogni volta che qualcuno osserva un fenomeno e riesce a formulare una lettura convincente, genera una risorsa collettiva. Ogni volta che un tecnico spiega una causa nascosta di un problema, che un venditore individua un bisogno emergente, che un manager collega eventi apparentemente scollegati o che un ricercatore propone una nuova chiave di lettura, avviene qualcosa che va oltre il semplice trasferimento di conoscenza: viene donato un modo di vedere.

Questi atti hanno una caratteristica particolare. Chi li compie spesso non riceve un beneficio immediato e proporzionato. L'individuo investe tempo, energia cognitiva e attenzione per produrre qualcosa che verrà utilizzato da altri. Spesso si perde anche il ricordo dell'autore della singola interpretazione. Sopratutto quando è particolarmente felice: chi ha ricevuto l'interpretazione la farà probabilmente sua. In buona fede.

La maggior parte delle organizzazioni esiste grazie a milioni di questi piccoli atti di generosità cognitiva, spontanea e disinteressata. Documenti scritti con cura. Procedure spiegate a un collega. Riunioni in cui qualcuno condivide un'intuizione ancora incompleta. Conversazioni informali davanti a una macchina del caffè. Articoli interni. Manuali. Sessioni di mentoring. Tutti luoghi in cui persone generose donano intelligenza all'organizzazione. Tutti elementi che producono quel patrimonio invisibile che rende l'organizzazione più intelligente della somma delle persone che la compongono.

Perché le persone dovrebbero compiere questi atti? Perché dovrebbero donare interpretazioni invece di conservarle per sé?

Una parte della risposta risiede in una struttura cognitiva molto antica che la psicologia contemporanea sta iniziando a comprendere meglio. Molti esseri umani sembrano possedere una qualche forma di fiducia nella causalità morale. Non necessariamente nel senso religioso del termine. Più semplicemente, tendono a credere che esista una relazione tra il modo in cui si comportano e il tipo di mondo in cui vivranno.

Nella tradizione orientale questa intuizione assume il nome e la forma del karma. Nella psicologia occidentale compare spesso come credenza in un mondo giusto. In entrambi i casi emerge la stessa idea fondamentale: le azioni producono conseguenze che trascendono l'immediato.

E in effetti chi aiuta contribuisce a creare un ambiente in cui l'aiuto diventa più probabile. Chi coopera contribuisce a creare un ambiente in cui la cooperazione diventa più disponibile. Chi condivide conoscenza contribuisce a creare un ambiente in cui la conoscenza circola. E il karma si realizza, si autoavvera.

Naturalmente queste relazioni non sono garantite. La realtà è piena di eccezioni. Persone generose possono essere sfruttate. Individui competenti possono essere ignorati. E purtroppo anche le organizzazioni collaborative possono fallire. Eppure, su larga scala e nel lungo periodo, esiste una dinamica emergente che rende queste credenze meno irrazionali di quanto possano sembrare. 

Le persone non si limitano a reagire al mondo. Contribuiscono a costruirlo. Lo enattivano. Se una comunità sufficientemente ampia crede che la condivisione abbia valore, quella comunità tenderà a generare più condivisione. Se abbastanza persone considerano importante la cooperazione, la cooperazione diventerà progressivamente una caratteristica strutturale dell'ambiente. In questo senso il karma può essere reinterpretato non come una legge metafisica ma come una proprietà emergente dei sistemi sociali.

Le conseguenze delle azioni non derivano necessariamente da una forza trascendente. Possono derivare dalla trasformazione del sistema relazionale nel quale quelle azioni si inseriscono. Ogni atto modifica leggermente la struttura del mondo sociale. Questo meccanismo appare particolarmente evidente nelle organizzazioni.

Quando una persona condivide un'interpretazione utile sta aumentando la capacità collettiva di attribuire significato agli eventi futuri. Un'intuizione oggi può diventare una procedura domani. Una procedura può diventare una competenza organizzativa. Una competenza può diventare un vantaggio competitivo. Un vantaggio competitivo può trasformarsi in una nuova identità aziendale. L'effetto finale è enormemente più grande dell'atto iniziale.

Eppure tutto è iniziato con qualcuno che ha deciso di spiegare agli altri ciò che aveva compreso. Perché gli sembrava giusto farlo. Da questa prospettiva, la costruzione del senso e il dono cognitivo diventano aspetti dello stesso fenomeno. Costruire senso significa produrre interpretazioni che consentano agli altri di orientarsi nella complessità. Donare interpretazioni significa rendere queste strutture disponibili alla collettività.

Le organizzazioni intelligenti sono quelle nelle quali esistono persone disposte a trasformare la propria comprensione individuale in una risorsa condivisa. E questo permette di osservare sotto una luce diversa molte delle trasformazioni contemporanee. Se la conoscenza organizzativa dipende da una continua produzione di doni cognitivi, allora il problema principale non è soltanto accumulare informazioni. È mantenere vivo il desiderio di condividere interpretazioni. Ogni tecnologia che facilita questa condivisione può rafforzare l'intelligenza collettiva. E di conseguenza ogni tecnologia che la sostituisce rischia invece di indebolirla.

Le organizzazioni sopravvivono perché continuano a produrre senso e producono senso perché alcune persone investono energia nel comprendere e generosità nel condividerle. E forse, infine, il karma per le organizzazioni si realizza quando questa generosità viene imitata e restituisce per intenzione dei singoli e non per causalità morale.