Arrivi fin lì e ti sembra che il paesaggio che osservi possa rimanere quello per sempre, piacevolmente placido, con qualche curva, qualche saliscendi e qualche imprevisto tornante, perché i panorami che sono concessi agli esseri umani non sono mai ordinati secondo criteri di perfezione e di staticità. Per lungo tempo immagini che il tuo futuro abbia gli stessi colori del passato, le stesse sfumature, i medesimi ghirigori.

E invece, all’improvviso, ecco il cambio di stato, ecco il tipping point, l’istante superato il quale tutto cambia e cominci a posare lo sguardo su un altro paesaggio diverso da quello che immaginavi sarebbe stato nell’oggi e nel domani. I punti critici, i punti di non ritorno, i punti di svolta sono tra gli elementi che caratterizzano i sistemi complessi.

I sistemi complessi possono avere molteplici stati di stabilità, che variano a mano a mano che il contesto evolve, ma che sono caratterizzati da alcuni comuni denominatori: il paesaggio è sostanzialmente il medesimo. I sistemi possono gravitare attorno ad alcuni fenomeni attrattori rimanendo stabili a lungo, talvolta per periodi davvero molto lunghi, finché non vengono significativamente perturbati. Se un cambiamento del sistema supera una certa soglia, può rapidamente scivolare in un altro stato di stabilità, rendendo il cambiamento difficilmente reversibile: nuovi panorami si appaleseranno e lo sguardo potrà e dovrà modificarsi in funzione delle nuove prospettive.

Il Potere della svolta

Rotola giù, all’improvviso. Eccolo il tipping point. Come se ci fosse uno strapiombo in discesa dopo aver compiuto una lenta risalita e aver raggiunto l’apice. Come se ci si trovasse dapprima di fronte a una dolce pendenza e poi si squadernasse l’orrido. O viceversa, in positivo, quando dopo essere scesi lentamente, una volta toccato il fondo del barile, si facesse un salto e ci si risollevasse con rinnovata energia. Detta bene, è quello che avviene in una traiettoria quando cambia la direzione del moto.

Quel momento in cui avviene una variazione improvvisa di stato, ecco lì è il tipping point. Ancora qualche esempio.

I continenti continuano a muoversi per anni, poi improvvisamente arriva un terremoto che scarica la tensione della crosta terrestre e ripropone un nuovo equilibrio.

L’acqua rimane liquida da un grado a 99. Poi, al centesimo grado, si trasforma in vapore, cambiando lo stato e acquisendo una nuova stabilità.

La montagna di sabbia costruita al mare. Aggiungi granelli in continuazione e tutto procede con una crescita in verticale della montagna. Arriva però il momento in cui, per un solo granello in più, una parte della fiancata crolla e assume una nuova configurazione stabile. Stabile per un po’, fino al prossimo crollo.

La goccia che – per antonomasia – fa traboccare il vaso. Puoi aggiungere gocce in continuazione, fino a riempirlo. La goccia che però lo fa traboccare non produce solo la fuoriuscita di una goccia di liquido – quell’ultima goccia aggiunta alla fine – ma di un bel po’ di gocce. Ecco in quell’ultima fatale goccia si annida la causa del tipping point e si dispiega l’inizio di una nuova narrazione. L’ultima goccia è quella definitiva, fa traboccare il vaso ma ti consente anche di uscire dal vaso in cui immaginavi di dover rimanere per sempre.

Il sostantivo inglese point, in italiano punto, ha a che vedere con il verbo pungere. Il punto, prima di essere un luogo di intersezione tra due segmenti o due rette, in prima istanza è ciò che “è stato punto”, participio passato di quel verbo.

La parola tipping deriva dal verbo inglese to tip, che significa ‘abbattere (qualcosa) giù’, ‘rovesciare’. È una parola di origine incerta, forse deriva dallo scandinavo (confronta lo svedese tippa ‘ribaltare’, ‘scaricare’), o da un uso speciale di ‘punta’. Si può paragonare anche a tilt, ‘cadere’, ‘rovesciare’. Quando andiamo in tilt in effetti ci ritroviamo a testa in giù, senza elementi di connessione con il mondo, ribaltati rispetto al nostro abituale assetto.

Arrivare al tipping point è un po’ come andare in tilt, non essere più in grado di sostenere il declivio al quale si era abituati in precedenza e sentire la necessità di far acquisire un nuovo corso alla storia. E questa storia può essere come sempre la storia del sistema complesso o la tua storia che, del resto, sistema complesso sei.

Riferimenti

Questo articolo è un estratto dal quarto capitolo di Enrico Cerni, Atlante della Complessità, Milano, Il Sole 24 Ore Editrice. https://www.amazon.it/Atlante-complessit%C3%A0-Leggere-navigare-presente/dp/B0FC4YCVXK/