Per iniziare è necessario definire l’educazione come categoria, in senso forte. Senza una definizione forte, l’educazione si riduce a morale, costume, policy o adattamento sociale.
Necessario inoltre chiarire che l’educazione non coincide con l’effetto dell’atto transitivo di educare: io ti educo. L’educazione prescinde dall’agente educante: può essere autoprodotta, autoimpartita o emergere spontaneamente dall’esperienza.
L’intenzionalità dell’atto non è condizione necessaria del risultato educativo.
Definizione forte
L’Educazione è una trasformazione strutturale della capacità di giudizio di un soggetto nel tempo, trasformazione che produce, nel soggetto, un aumento di autonomia cognitiva, di finezza discriminativa e della capacità di ristrutturare i propri schemi interpretativi.
In altre parole, l’educazione amplia lo spazio del pensabile: aumenta la capacità di distinguere (non solo di eseguire), rende visibili differenze prima opache, abilita inferenze prima indisponibili.
La traccia che lascia è stabile e non si esaurisce nel momento dell’atto.
Corollario dell’atto educativo
Un atto è educativo non per intenzione, tono o contenuto morale, ma per effetto cognitivo. Questo discende direttamente dalla definizione: se l’educazione è una trasformazione della capacità di giudizio, ciò che conta non è l’intenzione dell’agente ma la ristrutturazione prodotta nel soggetto.
Criterio di verifica dell’atto educativo
La domanda discriminante è la seguente: dopo questo atto, il soggetto ha accesso a criteri cognitivi nuovi? può pensare cose che non avrebbe potuto pensare?
Non nel senso della mera sostituzione di contenuti, ma nel senso dell’ampliamento dello spazio delle alternative pensabili e della capacità di rivedere, sospendere o riformulare i propri giudizi.
Dimensione sociologica
Ogni educazione reale avviene dentro uno spirito del tempo, un sistema normativo (leggi, istituzioni), una morale condivisa o dominante e aspettative sociali di adeguatezza. Questi elementi sono rilevanti per comprendere che cosa viene riconosciuto come educativo in un determinato contesto storico.
Resta però essenziale mantenere la distinzione concettuale: in mancanza di una trasformazione strutturale della capacità di giudizio non c’è educazione, ma conformismo morale, adattamento o addestramento.
Distinzione conclusiva
Educativo in senso strutturale: riguarda la trasformazione del soggetto, della sua capacità di giudizio e della sua autonomia cognitiva.
Educativo in senso sociale: riguarda il riconoscimento di tale trasformazione quando essa è compatibile con l’ordine simbolico e normativo vigente.
Una trasformazione può essere strutturalmente educativa senza essere socialmente riconosciuta come tale, e viceversa.
I due livelli possono non coincidere anche se le cose sono più facili per tutti quando coincidono.